MICHELE STIVAL04 / PENSIERI / FOTOGRAFIA
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12 Jul 2026Fotografia3 min read

La fotocamera che abbiamo sempre con noi

Lo smartphone ha reso la fotografia un gesto quotidiano. Il rischio è scattare senza guardare. L’occasione è usarlo per allenare l’attenzione.

Due mani inquadrano con lo smartphone una piazza porticata con il campanile al tramonto; sul muro accanto, scritto a mano: «Stesse immagini. Nuovi sguardi?».

In sintesi

  • La migliore fotocamera è quella che hai con te: una fotografia nasce dallo sguardo, non dallo strumento.
  • Lo smartphone ha reso lo scatto gratuito, e così fotografiamo tutto senza guardare davvero.
  • Prima di scattare conviene aspettare qualche secondo e guardare la scena senza schermo davanti.
  • Lo stesso telefono che ci distrae può riportarci dove siamo, se lo usiamo con intenzione.

Fotografo da circa quindici anni, e buona parte delle immagini a cui tengo di più le ho fatte con lo smartphone. Non lo dico per provocare chi usa attrezzature più serie. Lo dico perché è semplicemente andata così: il telefono era in tasca, la luce era quella giusta, e non c’era tempo per altro.

C’è una frase che circola da anni tra i fotografi: la migliore fotocamera è quella che hai con te.1 Sembra una battuta, ma contiene un’idea precisa. Una fotografia non nasce dallo strumento. Nasce dal momento in cui qualcuno si accorge che davanti a sé c’è qualcosa che vale la pena guardare. Lo strumento arriva dopo.

Tutti fotografi, pochi sguardi

Lo smartphone ha reso la fotografia un gesto alla portata di tutti, e questo è un bene. Ma ha anche cambiato il gesto. Scattare non costa più niente: niente pellicola, niente attesa, niente scelta. Si può fotografare tutto, e quindi si finisce per fotografare senza pensarci.

Il risultato lo conosciamo. Migliaia di immagini nella galleria, la maggior parte mai riguardate. Foto fatte per ricordare qualcosa che, nel momento in cui accadeva, non abbiamo guardato davvero, perché eravamo occupati a fotografarlo.2

Una buona fotografia non comincia quando premi il pulsante. Comincia quando smetti di camminare e inizi a guardare.

Guardare prima di scattare

Per me la fotografia è prima di tutto un esercizio di attenzione. Non riguarda l’attrezzatura, ma il modo di stare in un luogo. Quando esco con l’idea di fotografare, anche solo con il telefono, cammino più piano. Noto la direzione della luce, un riflesso su un vetro, una linea che attraversa una piazza, una persona che entra nell’inquadratura nel momento giusto.

L’abitudine che consiglio sempre, anche in aula, è semplice: prima di scattare, aspettare qualche secondo. Guardare la scena senza lo schermo davanti agli occhi. Chiedersi cosa ci ha colpito, e perché. Poi decidere cosa tenere dentro e cosa lasciare fuori. Spesso, dopo quei secondi, la foto cambia. A volte si capisce che non serve farla.

Scattare meno, guardando di più, produce quasi sempre immagini migliori. Ma soprattutto produce ricordi migliori, perché il momento l’abbiamo vissuto prima di registrarlo.

Uno strumento che allena

Lo stesso oggetto che ci distrae tutto il giorno può diventare uno strumento per fare il contrario. Dipende da come lo prendiamo in mano. Se lo apriamo per scorrere, ci porta altrove. Se lo apriamo per fotografare con intenzione, ci riporta dove siamo.

La fotocamera che abbiamo sempre con noi non è un ripiego. È un’occasione quotidiana per esercitare lo sguardo. A patto di ricordare che la parte più importante non sta nel telefono. Sta negli occhi di chi lo tiene.

Fonti e approfondimenti

  1. Chase Jarvis, The Best Camera Is the One That’s With You: iPhone Photography, New Riders, 2009: il libro che ha reso celebre la frase. informit.com
  2. Linda A. Henkel, “Point-and-Shoot Memories: The Influence of Taking Photos on Memory for a Museum Tour”, Psychological Science, 25(2), 2014, pp. 396–402. doi:10.1177/0956797613504438
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